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Una striscia di mare la divide dalla sconfinata Asia. La maggiore isola dell'Egeo orientale, Lesbo, con le belle spiagge ed il mare pulito, i boschi di uliveti fino al mare, i torrenti con i platani, le immagini bucoliche e i pittoreschi porti con ouzerie e taverne che offrono pesce fresco.

Ricca di storia. Dal 1000 a. C. con gli Eoli (impetuosi) fino al 2000 d. C. con il vincitore delle Olimpiadi, Kenteri.
Paesi con edifici tradizionali, città storiche con monumenti, musei, segni di civiltà, diffusi per tutta l'isola.

Civiltà, la parola chiave per la storia di Lesbo. E tale civiltà ha parlato con saggezza, ha cantato, dipinto, costruito e si è innamorata della bellezza. «il mio amore aleggerà delicatamente intorno a te come una piccola farfalla», scrive l'innamorata Saffo.«Sei figlio della pietra e delle spumeggianti acque del mare, conchiglia marina, che i fanciulli ascoltano incantati» osserva Alceo intorno al 600 a. C. «È stupendo, quel tocco del gabbiano che illumina i sassi come innocenza», aggiunge Elitis che poco dopo dirà per Teofilo che sin "dalla prima emozione" cattura la luce che filtra dal fogliame degli uliveti, quintessenza da sempre incomunicabile.
Anche gli artigiani di Lesbo hanno contribuito, abbellendo palazzi signorili e monumentali edifici pubblici, stradine e costruzioni tradizionali, monasteri, castelli e la piccola chiesa della Madonna Gorgona, isolata sulla cima di una roccia, sempre bagnata.