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La storia che è stata salvata da scrittori greci e romani, presenta un bellissimo giovane, Faone, capitano di una piccola imbarcazione a vela, che fa la spola tra Lesbo e l'Asia minore, conquistando il cuore di tutte le donne di Mitilene. Era così affascinante che le generazioni successive crearono una leggenda: un giorno, aveva traghettato sull'altra sponda una vecchina, senza chiederle denaro e lei il giorno dopo, andandosene, gli aveva rivelato di essere la Dea Afrodite (Venere) e gli aveva regalato un vasetto che conteneva un unguento miracoloso con cui avrebbe suscitato l'amore in tutte le donne.

Saffo aveva allora circa cinquant'anni. La più famosa donna greca, conservava tutto il suo fascino. Poteva nascondersi un po' gli anni grazie alle cure che le venivano assicurate dalla sua posizione di aristocratica ed il suo corpo manteneva vivacità e grazia, dato che era una ballerina, vero e proprio modello di delicatezza. Non le spiaceva trattare con marinai e pescatori di classe inferiore. Si racconta anche di una storia che Saffo ebbe con un giovane pescatore, Pelagone, che morì precocemente. La poetessa scrisse per lui un epitaffio inciso sulla sua pietra tombale. Saffo si innamorò pazzamente di Faone. Si dice che avesse scritto per lui molte poesie che purtroppo sono andate perdute. Ci rimangono solo frammenti d'opera della maturità, come: «alza la testa, amico, guardami dritto in viso e scopri la grazia che è sita nei tuoi occhi…», «non mi disprezzare..», « (vorrei) stringerti nelle mie braccia, mio adorato…», versi probabilmente composti per lui. La loro relazione amorosa era così appassionata e forte da scandalizzare l'aristocrazia di Lesbo.

La storia, tuttavia, non durerà a lungo. O perché Faone si annoiò, o perché venne corrotto e minacciato di morte da Karacso, il fratello di Saffo, o perché convinto da terzi, senza neanche salutarla, lasciò Saffo, imbarcandosi su una nave commerciale diretta in Sicilia.

La poetessa si disperò. Non riusciva a superare la separazione. Non trattenendola niente a Lesbo, decise di ricercare Faone in Sicilia. Quando la nave approdò all'isola di Leucade per rifornimenti e scambi, e mancavano solo otto giorni di viaggio per raggiungere la Sicilia, allora Saffo cominciò a chiedersi quali speranze ci fossero per la sopravvivenza del loro amore, come l'avrebbe affrontata il giovane Faone, quanto sarebbe potuta durare la loro felicità a causa della differenza d'età ed infine che vergogna avrebbe provato nel ritornare a Lesbo come una donna svergognata, degna di pietà. Disperata pensò al suicidio come all'unica soluzione possibile. «Si gettò così nel mare dalla cima di un precipizio di Leucade spinta dall'amore per Faone di Mitilene» (Suida).

Questa storia d'amore con un finale tragico è diventata una leggenda, su cui scriveranno Alceo, Menandro, Cratino, Apostolio, Ovidio, Suida e di cui parleranno per secoli greci e romani…